Loggione state of mind

Te ne sei accorto, sì?!?
Hai la doccia già fatta e la fortuna di una rapidissima gestione tricologica: sono opportunità da prendere al volo, di questi tempi.
Ti fa bene, ogni tanto, una serata in cui lo svago non preveda rosticceria d’asporto.
Un piccolo sforzo: devi solo salire in macchina, trovare parcheggio libero su precisa indicazione abusiva, fare la fila ad un botteghino confidando di non incrociare gente che ti imponga un saluto che non avete la minima intenzione di scambiarvi, metterti seduto, spegnere suonerie e silenziare pensieri e aspettare che il sipario si alzi. Sulla vita degli altri eh…
Devi farti platea. Ascoltare se vuoi, gradire se puoi.
Platea, asettica e controllata platea. O moderatamente interessata, al più.
Platea, elegante e raffinata platea. Accavallare le gambe concedendo il giusto risalto al calzino abbinato, disporre il tuo palmo destro per accogliere la cadenza intermittente delle quattro dita dell’altra mano, in segno convenzionale d’apprezzamento.
Essere, se proprio d’essere non può farsene a meno, al di qua: laggiù note svolazzanti, di qua consumo rilassato, laggiù parole ben disposte, di qua matura fruizione postlavorativa.
Sì.
Eppure ce l’ho messa tutta la cura possibile per creare sufficiente distanza emotiva, ieri, al Politeama, tra me e il palco. Ma il loggione no, non è bastato.
Sarà una questione anagrafica, sarà la cura delle parole, sarà che l’ironia mi commuove sempre più del melodramma, sarà la geografia dei contenuti, sarà la somiglianza di eredità e retaggi, sarà l’intolleranza al raffermo e l’idiosincrasia alla novità, sarà che anche per me scrivere cose tristi è più naturale che scrivere cose brutte, saranno Pavese, Dalla e un po’ Jannacci, sarà che mi ci vuole un paese e le profondità del mare, nonostante tutto, sarà che anch’io mi divido cercando di mantenermi integro, sarà la vita troppo pensata, sarà che, ci mancherebbe, so benissimo che il rimpianto è solo un altro modo un po’ infantile per sentirmi intelligente, sarà che nemmeno io so rinunciare a quelle quattro cinque cose a cui non credo neanche più, sarà che limuertitua, Brunori.

dig

 

 

 

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