Archivi categoria: Poesie d’amore e d’altre cose sopravvalutate

Mattonelle grigie

Davanti un lastricato di mattonelle grigie
Camminare accorto a non toccare le fughe
Di tanto in tanto poi guardarsi attorno.
C’era un ragazzo con l’occhio offeso

Davanti un lastricato di mattonelle grigie
Camminare accorto a non toccare le fughe 
Di tanto in tanto poi guardarsi attorno.
C’era un ragazzo con l’occhio offeso
Un altro solo e in sovrappeso

Davanti un lastricato di mattonelle grigie
Camminare accorto a non toccare le fughe 
Di tanto in tanto poi guardarsi attorno.
C’era un ragazzo con l’occhio offeso
Un altro solo e in sovrappeso
C’era una donna e si nascondeva

Davanti un lastricato di mattonelle grigie
Camminare accorto a non toccare le fughe 
Di tanto in tanto poi guardarsi attorno.
C’era un ragazzo con l’occhio offeso
Un altro solo e in sovrappeso
C’era una donna e si nascondeva
Un vecchio smunto che non piangeva

Davanti un lastricato di mattonelle grigie
Camminare accorto a non toccare le fughe 
Di tanto in tanto poi guardarsi attorno
E chiedere come stai a chi si incontra 
E quasi mai aspettare la risposta


Compagnie fedeli

Sciocco chi prova a disfarsene in strada
Sciocco chi cova dignità di rabbia
Tengo per mano le mie debolezze,
 
le porterò a pisciare giù al prato
Ed alla sera sotto le stesse lenzuola,
come un’amante che ormai troppo conosce di te


L’inizio

Mi commuovono gli inizi in fondo a un caffè,
dentro albe assolate ch’è più facile andare.
Mi commuovono i piedi dei bambini e le mani dei vecchi,
quel mare in tempesta da conquistare,
quel porto di quiete, poi, da guadagnare.
Mi commuove la polvere delle cose lasciate,
quello che forse sarebbe potuto essere
e che per ciò deve essere dimenticato.
Mi commuovono le luci di natale quando le guardo da solo,

appese come sogni fradici ad asciugare.
Mi commuove la piazza quando non c’è nessuno.
Le vite negli angoli, non ancora pensate.
Il tempo mai scritto.
Gli auguri non dati.

sdr


Meteo

Vago

aereo

sentiero

nomade

soffiato

da eventi

 

Nel freddo

rigido

pensiero

monade

transitorietà

violenti



Nel mio giardino

Nel mio giardino ci sono un cane, un ranocchio che non sarà principe e un pensiero che non sarà principio.
Mi stanno lì, tutto il tempo ad aspettare,
nello spicchio di sole tra l’inizio e il rumore.

Io sto lì a guardarli per un po’,
alla finestra di un altro giorno come un altro giorno.

Tocco il vetro con un’unghia per farli voltare.
Poi preparo qualcosa da mangiare:
una ciotola, il bacio di una principessa inventata e un altro giorno come un altro giorno.


Allivederci

Flebile il tuo respiro senza parole
Sottile la tua pelle senza più umidità

Quella tua mano stretta, diventando carezza,
mi diceva mi resti anche se te ne vai

Ho percorso stazioni, ma ero fermo a un’estate
Mentre tu eri già in viaggio dove niente si sa
 
E ho dormito la mia ultima notte di bambino
E tu la tua prima d’eternità


Cose da sistemare

Chissà che forma nuova avrà la mia malinconia,

la strada che ha sbucciato ginocchia e poesia.

Chissà se queste rime saranno porcheria,

se poi lascerò in ordine prima di andare via.


Caffè macchiato

Che bel sole, stamattina!
hashtag buonacolazione,
metto una maglietta fina.

Scrivo a caso un’opinione
per sentirmi intelligente.
Siamo uomini, dispiace,

non possiamo farci niente:
bombardiamo per la pace,
un ossimoro vivente.

 


Pesci d’aprile

Ma come fanno i pesci del mare
a non perdersi senza segnali,
quando si trovano soli a cercare
la preda giusta per non morire.
Avranno antenne, occhiali efficaci?
Lunghi binocoli, navigatori?
Mappe d’abissi sempre aggiornate?
Ecco: frequenze da catturare.
 
Ma come fanno, allora, le angosce
a nuotare seguendo identica rotta,
senza sentire nulla vibrare.

Sono pozzanghere mari profondi.
Riflessi pigri livree scintillanti.
Si sentono solo gli scrosci del vento,
ma forse è troppo, troppo banale
chiedergli di portarti lontano.


Corpi contundenti

M’immaginai
una tenda bianca gonfia di brezza scivolare le sue gambe setose.
Sue non so di chi. O non ricordo.
M’immaginai
le sue terga morbide scoperte a metà dalla mia maglietta da notte.
M’immaginai
chiavi di violino disegnate dall’arco della sua schiena spigolosa.
M’immaginai
aprirsi il sipario dei suoi capelli sulla piccola nuca chiara, preclusa al sole, nuda ai raggi di luna.
M’immaginai
i suoi seni strizzati dalla tramontana e da bikini insufficienti emergere orizzontali sospinti poco più in alto della marea da sensuali applicazioni di princìpi d’Archimede
Colpito da troppi corpi contundenti m’interruppi i pensieri alticci.
Bevvi due olive.
Arrossii.
M’immaginai solo sfiorare con la lingua furtiva il tuo broncio addormito.