Le parole

Tutta colpa delle parole…
Capita che bussino piano, spesso nel cuore delle veglie notturne, quando non hai altra via d’uscita che darle ascolto… è sempre stato così: un’esigenza pressante, di imprimere d’inchiostro i miei pensieri… è sempre stato così: un’esigenza che continua, unica di un cumulo di estemporaneità, a trovar strada… è sempre stato così: l’esigenza di fissare in segni l’astratto pulsante della mia inquietudine perenne, quasi come se dando significato al mio significante acquietassi per un attimo i miei sensi, quasi come se l’ordine di qualche parola in fila per sei col resto di due mi convincesse dell’illusione di un ordine cerebrale che il mio intimo sa di non poter avere.
Cerchi nelle tue conoscenze la manciata di lettere che meglio si sposi con le sensazioni di quel momento, strappi a qualche reminiscenza volatile la somiglianza con le vibrazioni dell’anima di cui in quel momento ti senti pervaso.
Mischiate alla vanità le parole si allineano, morbide e docili, stemperando il senso d’insoddisfazione, come un letto perfettamente disfatto, come una pila di maglie cromaticamente ordinate, come 5 matite equidistanti, in un’applicazione lessico-grammaticale di un disturbo ossessivo compulsivo.
In un attimo, per un attimo si smorza il senso d’indeterminatezza, per un attimo, quell’attimo tu sei le parole che hai scritto, la tensione entropica dei tuoi pensieri più reconditi diviene la serena quiete del mare d’inverno, per un attimo.
Le parole sono il piacere più individuale.

Capita che le briglia sciolte di una passione diventino le redini del sentimento, capita che il tuo disordine non sia fatto solo di te, capita che bussino nuove parole, le stesse esigenze, e che con naturalezza disarmante tu riconosca la necessità di fissare in tratti d’ inchiostro quel disordine per un fruitore che non sei tu.
La stesura delle parole che neutralizza l’ansia dei meandri del tuo inconscio si scioglie allo stesso identico modo, sapendo però che non sarai tu a godere dei pazienti ricami della tua penna.
Senza filtri né esitazioni, né compromessi con la verità, la follia del tuo animo vestita di parole si destina a completo travaso presso animo “altro da te”, che il deficit di diottrie di ogni sentimento puro ti descrive come te stesso; senza remore, senza paura.
Pari alla soddisfazione che avevi leggendoti è la soddisfazione della supposta altrui lettura di te; la momentanea sensazione dell’ordine che nella bellezza delle parole ha insinuato il tuo pensiero è immaginata in occhi non tuoi.
Le parole sono la necessità di donarsi.

Capita che le redini del sentimento divengano le catene di un ricordo, capita che si avverta la stessa esigenza della rassicurazione di parole fermate e ferme, finite e definite.
La ricerca è più ardua, t’accorgi, la penna meno fluida, e quello che pensavi di rinvenire negli anfratti del tuo spirito vissuto fluttua informe e fatuo, denso ma meno compatto; i pensieri non trovano descrizione nelle parole di cui disponi, nemmeno in quelle nuove che la vita ti ha insegnato…
Forse non sta nella mancanza di parole adeguate la questione, forse a perdersi sono stati pezzi di te, e quel che senti, quel che il tuo introspetto respira, è assenza di te… perché non è la parola giusta da cercare, ma qualcosa di te; non è la descrizione ma il descritto che è andato perduto nel travaso presso altro fruitore, che la cecità di ogni sentimento vero ti aveva mostrato come fidato scrigno ma che invece, come un volgare radiatore bucato, ha distrattamente smarrito nel torbido dei suoi percorsi le quote della tua anima che non trovi più, mischiandole alle parole di altri occhi.
Le parole sono il furto più infame.

Questo resta: l’illusione che siano le parole a mancare, quando per comprendere quello che sei ora nessun arcano intreccio di sillabe potrà aiutarti, perché nulla di quello che eri è, perché non ci sono ragioni per esserlo, e non ci sono ragioni per cercare le parole giuste, solite e ripetute e vane successioni di segni e curve e linee, perché forse solo una parola che non esiste o che ancora deve trovare asilo presso l’accademia dei colti può fissare il tuo pensiero ora, perché forse strumpflondrunchestalnar frunvigheriastilrpugrascenghenfult…
ed è inutile cercare di capire anche questo, è inutile cercare il significato di tutto se poi, forse, nulla ha veramente un senso…

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