Le parole che non v’ho detto

Lo so… sono un uomo col pudore dei sentimenti, dispensatore sin troppo avaro di quanto abita il mio stomaco, compositore sin troppo attento alla sacertà delle parole:
per me è sempre stato più difficile che per altri profondere quel “grazie” che troppe volte rimase prigioniero trai gorgoglii del mio orgoglio.
Ma oggi, questa mattina che forgia di speranze i nostri uichend, non mi piegherò alle sovrastrutture avverse della mia intelligenza emotiva, non ai freni inibitori della mia timidezza…
E dirò grazie.
Grazie a te, nerboruto operaio dell’acquedotto pugliese venuto a riparare il guasto all’impianto citofonando, sine (che bada, lettore, non è affermazione dialettale bensì negazione avverbiale latina) esitazione alcuna, a casa mia alle ore 6.25, appena 12 primi, 23 secondi, 234 millesimi dopo che finalmente ero caduto esausto, in overdose da melatonina&filtrofiorebonomelli, tra le braccia del mio Morfeo psicotico, che da mesi di lunghe notti, ormai disilluso, gioca con me a poker on line…
E grazie al tuo imberbe amico/discepolo, che, voglioso di rubare il segreto ennesimo del tuo mestiere, mosso da garbo e cortesia fuori dal tempo, mi ha chiesto, col tatto incantevole di un Hippopotamus amphibius della Tanzania, di spostare immantinente le mie automobili da sotto casa di modo che non vi si procurino danni, ed io, con la tachicardia e l’infermità mentale del gentil risveglio, ho indossato il mio trench londinese in perfetto abbinamento con i miei boxer da notte, ed incurante dello strazio oculare dei passanti, impavido, ho schiacciato le babbucce di Homer Simpson contro la frizione, per portare in salvo presso isolati altri da qui le fuoriserie in via d’estinzione di casa Fiore…
E grazie, grazie al tuo, al vostro, al nostro, martello pneumatico, che d’allora lavora indefesso esattamente sotto la finestra della mia stanza da letto, invasa dai 5964318933 decibel da ivi metal heavy concentratisi (confusioni anglofone indotte da follie bioritmiche) ad accarezzare il mio riconoscente padiglione auricolare…
Grazie, a voi ed al vostro gioioso vociare fanciullino, al vostro eloquio discreto, educato ai canoni di una dizione perfetta, che al confronto Lugggialluca di Frigole* sembrerebbe originario d’oltralpe, financo.
Musica che, come “amor ch’al cor gentil ratto s’apprende”.
Musica che, “come vedi, ancor non m’abbandona”.
A voi,
eaccibbastramuerti®**,
Grazie.
Infinitamente.

*intenso protagonista del remake di una nota pellicola di marchio spielberghiano
**nello slang locale un modo per cumulare ai propri i meriti dei propri avi

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