Il 10 m’arzo

Stamattina, armato dei crismi della pazienza che mi si rimprovera da più sponde di non avere, mi dirigo verso lo studio del mio medico per la prescrizione di alcuni esami clinici causa qualche fastidioso contrattempo fisico.
Il meglio delle cose, bisogna prendere. Parcheggio senza fretta, entro, saluto compassato, mi fornisco del bigliettino col numero progressivo.
Consapevole che la solita fila avrebbe reso meriggio il mattino appena lasciato fuori dalla porta a vetri della sala d’aspetto, aspetto.
Non mi faccio abbindolare dai “Chi”-“Oggi”-“Cronaca vera” e dagli altri settimanali rigorosamente luglio 1987 distrattamente abbandonati sul solito tavolino quadrato, che Simona Ventura era ancora poco plastificata, le tette di Sabrina Salerno urlavano boysboysboys e addirittura Donatella Versace poteva parlare senza che le partissero a fionda entrambi gli zigomi.
Preferisco osservare le vecchine bisognose di brandelli di gentilezze e qualche personaggio bizzarro ingordo d’attenzioni.
Il meglio dalle cose, bisogna prendere. E dio solo sa quanto la lunga attesa dal medicodellamutua sia sempre emulsione risolutiva per i grovigli che riempiono i nostri sgabuzzini interiori, manna per i perché che li abitano. Basta dirigere il proprio padiglione auricolare verso il vicino d’attesa più prossimo. Senza che, il padiglione, una volta che le orbite oculari abbiano anch’esse incrociato quelle fameliche del vicino medesimo, abbia più margine di scelta.
Oggi, il paziente al numero 17 è riuscito a metter dentro al medesimo j’accuse:
a) Gli informatori scientifici che non si capisce perché non si dedichi un giorno a loro
b) Il monopolio delle case farmaceutiche che è strano che prescrivano sempre gli stessi medicinali per le stesse cose
c) Il sistema sanitario locale e la mattina che te la giochi
d) I mass media che se ne sentono di ogni e ci siamo pure stancati
e) La vigilessa aggredita al paese perché ce lo suggeriscono le televisioni
f) Il fenomeno del randagismo che comunque can che abbaia a volte morde
g) L’emarginazione dei diversamente abili che invece all’estero scrivono e fanno cose vedendo anche gente
h) il lavoro che non è vero che non c’è
i) Noi italiani che non siamo contenti non con una(!) non con due(!) non con tre(!) case (perché laggente c’hanno tre case!)
l) Gli immigrati che noi ci crediamo vengano da paesi poveri ma non sempre sono così poveri come le favelas
m) I politici che i soldi non si sa dove finiscono ma se li dividono e almeno questo si sa
n) Le cose che però stanno così un po’ ovunque
Trovando, per ciascuno dei compartimenti, magicamente cumulati, la stessa, lapalissiana, matrice risolutiva. Ché tutto è chiaro, al 17.
Io ero il numero 16. Al mio turno ero guarito.

 

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