Tartarughe e corpi celesti

Io, se non ho saputo male, ho davanti assai meno tempo del sole

Ed anche di ogni altro astro conosciuto, se non ho saputo male

E di ogni pianeta del sistema solare, debbo avere, mi pare

Meno degli ulivi secolari, se non li tagliano

Delle sequoie tutte

E di qualche mandarino. Albero, intendo

Di quelli che ci rubi in fretta i frutti, da piccolo, quando non t’interessa troppo quanto tempo resta, ché l’importante era scappare

Anche meno, ho letto, di molte specie di tartarughe ne ho, che sarà perché vanno piano

Che poi non s’immagina a cosa serva, tutto ‘sto tempo

Magari quel lento e grosso animale, non dico di no, lo bestemmia tutto quel tempo che avanza

Magari qualche corpo celeste si stancherà pure di stare nei cieli infiniti a girare le orbite che un noto geometra gli disegnò

Ma mica è bello noi qui con l’ansia che stia per passare

Pur vero è che altri esseri ne hanno ancor meno, di tempo,

ma quelli no, mica lo sanno e chi se ne fotte

Guarda, ci pensi?, è davvero da uscire di testa, che ci son tartarughe che c’erano già quando non c’era nessuno di noi e ora ancora ci sono

O che il sole farà caldo di mattine di aprile che nessuno sentirà

E intanto qui giù lo passiamo così, lo spicchio di tempo che ci è dato usare:

a cercare chi, mentre come si può ci si faccia all’amore, per un tempo piccolo ce lo faccia scordare

quel piccolo tempo che ci è dato usare

Fremito di foglia incurante di quando si possa staccare

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