Metereofagia

Certo che è incredibile ’sto caldo a novembre – C’è qualcosa di innaturale… sarà l’effetto serra, la deriva dei continenti, lo scioglimento dei ghiacciai, il buco dell’ozono (o era dell’azoto?) – Quest’estate sembra non finire mai – Oddio, è arrivato il freddo –  Che fastidio st’umido intrallosse – Lo scirocco proprio non lo sopporto – Questa pioggia non la smette più – Sarà l’inverno più freddo degli ultimi cent’anni – Non ci sono più le mezze stagioni…
La dovete finire!!!
Basta, cari orfani del Bernacca. Basta, aborti del Giuliacci. Basta, brutti figli di colonnelli dell’aeronautica in baby pensionamento.
E concedetela una soluzione di continuità al monotema!
Smettetela di affogare qualsiasi forma di frustrazione nel meteo!
Ricominciate con l’alcool, se proprio non riuscite a sostenerla.
Vi spiego, ossequioso al nesso causale: la ragazza che vi ha lasciato in compagnia di due corna della stessa altezza di due trampoli del circo Togni scappando col domatore di elefanti, non tornerà se dovesse spiovere.
Il datore di lavoro che ha stracciato il vostro curriculum vitae ennesimo e cestinato lo stesso in pdf per rendere univoco l’intento non si farà risentire se solo tornerà a far capolino il sole, né il concorso pubblico truccato che avete appena sostenuto darà esiti diversi se il clima si sveglierà più mite.
L’umidità non è causa della vostra ritenzione idrica (che già è positivo che qualcosa riteniate), se siete alla soglia del quintale.
E, non ditelo ad alcuno, la vostra gastrite non svanirà d’incanto solo perché la pressione atmosferica si abbasserà di 5 millibar.
Insomma, cari meteorofagi, il problema non è l’agente esogeno contro cui scagliate fulmini e saette.
È tutto, sempre, ancora, dentro. Eruzioni cutanee, terremoti intestinali: sono i nostri fattori endogeni che ci fottono.
Bisogna proporre dei correttivi con urgenza; per onestà intellettuale, se non altro.
Anzitutto bisogna bandire l’estetizzazione meteorologica. Basta col bello o brutto tempo.
Aboliamone il concetto migrato. Quand’è che è bello? Chi decide? C’è una giuria? Esperti? Truccatori? Estetisti? Visagisti? Hair stylist?
E soprattutto… quand’è che è brutto?
Prendetelo quel sole tiepido che c’è solo al mattino, e rubatelo a chi tesse le reti appena ritirate sotto l’odore di un caffè.
Consegnate le vostre tensioni plantari all’erba fresca che s’asciuga.
E sul far del buio giocate con la nebbia, che come rugiada notturna si posa sugli ululati delle nostre solitudini animali.
Godete dei silenzi, quando la stagione muta.
Confidate i vostri tumulti alle onde più gonfie, quando cresce la violenza del libeccio.
E poi mettetecelo insieme, lo smeraldo di quando quei cumuli grigi si tuffano nel mare, alla maestria con cui Erri De Luca racconta le parole.
E magari, tornando a casa, sotto la luna calante, lei… no. Lei non sarà tornata, perché quella grandissima stronza figlia di arrampicatrice sociale se n’è andata in Australia con lui, il domatore, perché non sopporta il freddo… e quel lavoro maledetto sarà sempre del figlio mentecatto del rettore e di quella gran passeggiatrice della madre… ed il malox sarà sempre lì, sopra il comodino, tra la foto di lei in spiaggia ed una copia stampata male dell’ultimo curriculum.
Però almeno, adesso, potete liberamente e violentemente prendervela con chi merita, senza aspettare le previsioni.

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