Sociologia dell’approccio. L’abbordatore (tipologie) -parte I-

Tipologia 1
L’ABBORDATORE A STRASCICO

Mutua il proprio nome da una pratica diffusa nei nostri mari più pescosi.
Abbordaggio di matrice scientifico-metodologica. Si basa sulla rigorosa ed ossequiosa applicazione della legge dei grandi numeri, vale a dire: dei cento tentativi giornalieri, che nei periodi di maggior fulgore agonistico possono anche raddoppiare (in particolari periodi dell’anno l’abbordatore a strascico diventa abbordatore seriale), almeno uno sortirà l’effetto voluto.
Più compulsivo di Berlusconi e più monotematico di Travaglio, l’abbordatore a strascico distrugge la flora e deflora la fauna.
Non è necessariamente bello. Non è necessariamente ricco. Non è necessariamente intelligente (anzi, il neurone disturba). Ma ha dalla sua una caratteristica fondamentale e troppo spesso sottovalutata, in questo come in altri ambiti dell’umana esistenza: la costanza.
La ragione dell’insospettabile successo presso il gentil sesso della tecnica in commento sta nell’inabilità del mammifero femmina al rifiuto e nell’inattitudine alla sua sopportazione: è evidentemente preferibile un approccio accessibile, diffuso e riconoscibile, piuttosto che alzare l’aspettativa col rischio, raro ma esistente, d’essere respinte.
La petulanza premia, perché rassicura.

Tipologia 2
L’ABBORDATORE DA SOCIAL NETWORK

Rappresenta l’ideale sbocco tecnologico della tipologia di cui al numero 1.
Prodotto della crescente alfabetizzazione informatica, altro non è, il soggetto detentore di tale riconosciuta e riconoscibile modalità, che specie del genere radicato “adulatore”.
Usando con indicativa abilità manuale ogni tastierino alfanumerico che passi sotto i suoi polpastrelli, appone con puntiglio degno di un glossatore il proprio etereo placet sotto ogni fotografia di bipede (ma non disdegna le quattro zampe) di sesso femminile, o presunto tale, cui accompagna immancabile commento secondo il collaudato metodo del copia/incolla.
I più esperti tra gli abbordatori da social network sono altrimenti detti boarder hacker, o loacker, se i commenti in uso sono troppo dolci (la potrò dire anch’io una cosa di bassa lega, ogni tanto!).
Loro lo sanno: nulla, né l’idea, né la bellezza, è così immanente come l’adulazione.
L’adulazione mantiene inalterato il proprio potere d’acquisto anche in costanza delle crisi peggiori.
L’umanità, secondo una definizione di un noto sociologo contemporaneo, è spesso un flusso di esseri semoventi (aò, no ner senso numerico) che si sposta verso nuovi siti geografici alla ricerca di approvazione; e l’umanità è una cosa composta al 49% da donne, tra l’altro…
Provate a trovarla una donna che s’infastidisca davvero ad un complimento, anche molto meno soft di quelli, delicati, che già sembrano arrossirle (lusinghe del loro rossore che usiamo intendere come ingenua timidezza, quando trattasi invece del modo più efficace di indebolirci facendoci sentire più forti, camaleontiche doti sviluppate in natura al fine ultimo della sopravvivenza della specie).
E non saremo mica così stupidi, noi uomini, (o forse sì?!?) da pensare che più dirette allusioni colgano impreparate tutte quelle pie donne riluttanti a volgari mostre del sé salvo sporadiche foto nei bagni (ma anche in salotto, in sala da pranzo, camera da letto, aula universitaria, piazza e vie del centro, cinema, bar, locali notturni, catechismo). Senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche (art.3 Cost). Ed età… del resto, come conferma un notorio detto nostrano (che rimarrà insoluto ai lettori d’oltrepò) rivisitato in chiave internettiana “E-mule prima li mamme”.

Tipologia 3
L’ABBORDATORE DA DISCOTECA

Lungi dal descrivere, secondo mero criterio logistico, il soggetto in questione, l’abbordatore “da discoteca” esprime un modo d’essere che trascende i confini dei locali da consolle.
È un bulimico dei privè, si ciba solo di aperitivi, apericene, aperipranzi, aperipizza, utilizzando tutti gli omaggi a sua disposizione salvo distruggere tutto il ricavato del suo part-time al call center al bancone e/o tavolo con cestello da champagne Veuve Clicquot Ponsardin (in realtà la bottiglia dentro è prosecco frizzante Maschio), flute bipezzo gambo+calice ikea e scintillanti giochi pirici per il top del divertimento. Pedissequamente, ripete il rito ogni lunedì (club post uichend), ogni martedì (latino americano), ogni mercoledì (mercoledì universitario, anche se è più vicino alla quarantina che ai trenta e ha preso in prestito il libretto della nipote), ogni giovedì (l’aperitivo predisco), ogni venerdì (discomusic ’70 ’80 ’90 italianstail), ogni sabato (disco ausmusic), ogni domenica (Sandeispescial solo per numeri uni).
Si mimetizza nella notte perché è sempre in total black: abito 4 bottoni laminato d&g, con tracce dorate su camicia aderente extra slim in puro acrilico le cui fragranze non farete fatica a sentire mescolarsi con l’eau de toilette sichei, pantalone con risvolto stile “acqua in piazza san Marco”, mocassino lucido aggressive a gondola.
Riconoscibilissima la posa di partenza: schiena appoggiata alla parete più vicina al bancone del bar e gamba piegata con la suola della scarpa sinistra perfettamente aderente alla parete stessa.
Immancabile cocktail in plastica nella mano destra, non è raro vederli adoperarsi in virtuosismi circensi partendo da giochi di lingua su cannuccia nera e finendo simil-dentice con il mezzo limone prima immerso nel gin e poi perfettamente incastrato tra labbro superiore e labbro inferiore.
Hanno dalla loro i decibel che coprono, accorti e tempestivi, le loro argomentazioni da orecchio.
Dopo aver puntato la ragazza più sinuosa del locale, in realtà una ultratrentacinquenne già mamma di tre gemelli che frequentano l’istituto albeghiero che si dimena millantando doti da ragazzina dopo aver preventivamente ingerito tubetti di toradol in preserata, lui chiederà l’ennesimo gin lemon, lei il solito: negroni.

Tipologia 3 bis
L’ABBORDATORE DA LIDOCLUB

In linea di continuità estiva con la tipologia di cui al punto 3.
Il sopramenzionato, smessi i panni da disco club e chiuso il privè, spalma quintali di olio di girasole sulle enormi masse muscolari coltivate al chiuso delle palestre; sì, quelli che non riescono a battere le mani, figuriamoci a profondere un abbraccio che abbia i crismi della delicata costrizione senza che sia sequestro di persona.
L’abbordatore da lido club ha uno o più tatuaggi, è portatore sano di slip bianco (la famosa anemia bassoventrale) nonché di stipsi nervosa. Nulla a che vedere con la dignitosa sindrome del colon irritabile trattandosi qui, invece, di pensieri stitici, ragion per cui l’elaborazione concettuale e le abilità cognitive di base sono spesso, almeno parzialmente, compromesse.
Per un’ideale continuità trai profili 3 e 3 bis, è identificativa la sciarpa finto-seta che già ne avvolgeva la mascella volitiva nelle serate invernali e che l’omone glabro porterà seco anche in spiaggia azzardando riuscitissimi pendant cromatici con lo slip di cui sopra.
Preda ideale del profilo-tipo 3 bis è la famigerata “donna da spiaggia con tacco trivellante”, vale a dire colei che si lusserà sistematicamente le caviglie (ma in letteratura si conoscono anche fratture scomposte di perone e/o tibia e/o femore) sfidando la fisica pur di portare elegantissime zeppe da trampolieri del circo Orfei (che Moira era più sobria) o altre calzature rigorosamente tacco dodici-quattordici trai beffardi granelli di sabbia che le variopinte signore immaginano della consistenza di un gres porcellanato mentre cercano di allineare numero due-passi-due lungo le stesse rette parallele. Salvo incidenti.

Tipologia 4
L’ARTISTA

Spesso è solo un soggetto appartenente alla tipologia di cui ai punti 1, 2, 3 o 3bis che, raggiunta una soglia d’età ragguardevole, deve reinventarsi in nuovi panni perché ormai scoperto dai più.
E allora l’uso di ogni cosa che possa astrattamente configurarsi come arte e l’abuso di imbarazzanti autoreferenze artistiche… solo nel preponderante, quand’anche non esclusivo, obiettivo di accattivarsi la sensibilità d’animo della cultrice di passaggio, che di certo non saprà mostrarsi distratta innanzi a cotanta profondità.
Nel dettaglio, i pittori prediligono l’astrattismo perché è leggermente più difficile notare incapacità rispetto al figurativo.
I fotografi incensano di complimenti le modelle d’occasione che, spesso più brutte dell’IMU (versione aggiornata di “più brutte del debito”), si prestano a qualsivoglia servizio fotografico da distribuire timidamente su feisbuc, flickr, twitter, youtube, avendo completa fiducia nella professionalità del guardone.
E poi scultori, musicisti, scrittori… rigorosamente estranei ad ogni primordiale percorso formativo.
Se alcuno, nemmeno a queste condizioni, riesce ad emergere, si proverà l’ibrido della performance o installazione: il soggetto in questione è artisticamente eclettico, dice, ma solo polivalente, in realtà. Nel senso che sa fare male tutto allo stesso modo. E lo mischia.

Tipologia 5
IL POLITICANTE

E’ tipologia molto in voga nonché unico, autentico strumento di democrazia diretta (non crediate agli altri propinatici dal fantasioso disegno costituzionale dei padri fondatori).
L’abbordatore politicante ama indossare polacchine, ma ha un passato attivo anche con rumene e slave, agevolato nei tempi dall’uso della banconota da 20 euro (c’è crisi…), montgomery o parka verdone, e non si stacca mai dalla sua tessera di partito, gelosamente custodita tra la tessera arci e la carta di credito visa platinum del papà. In realtà la tessera partitica è solo un lasciapassare, uno strumento per farsi riconoscere dai sui simili di sesso opposto, supposta garanzia di somiglianza e complicità.
L’habitat ideale del bipede in questione è la cena sociale.
Tendenzialmente cambia schieramento più velocemente della fornicazione di una coppia di conigli ed ha solo l’ingeneroso compito di dover subentrare in qualsiasi dibattito da “operai vs capitalisti”, o di scottante attualità quale “falce&martello vs fasci”, per raggranellare punteggio fantacalcistico tra le femmine dello stesso ambito elettorale. Qualsiasi voto, insomma, purché non sia quello di castità. Benché ovviamente non si possa fare di tutta l’erba un fascio. E neppure di tutta l’erba una falce e martello (la par condicio anzitutto).

(continua…)

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