E senza fame e senza sete

Migliaia di capocchie di spilli illuminate da qualche fascio di luce ai piedi di un palco. Altre migliaia intorno. O sui gradoni della chiesa di San Petronio a mescolare profano al sacro nel dubbio che distinzione valga la pena.
Fa nulla che non siano accendini quelle fiammelle di pixel che ci si muovono sopra.
Fa nulla che sgridi l’attesa per indovinare il prossimo pezzo prima degli altri ché tanto tutti lo sanno prima del primo tasto di pianoforte.
Fa nulla che da domani… ci penseremo domani.
Questa notte è volere bene e chiedere scusa disordinatamente.
Era stato un giorno strano, a 7 anni e un giorno esatti da un altro giorno strano.
L’ultimo treno senza passare per la stazione. O forse sì.
Questo mio enorme cuore tra le stelle. O quel che ne rimane, dei miei atri e di quegli astri.
Restiamo ancora un po’, senza dire parole.
Alle 00.20 c’erano 32 gradi. Ma ci aveva già pensato la donna cannone sotto il suo panama bianco, a scioglierci.
Restiamo ancora un po’: dalle porte della notte il giorno si bloccherà.

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