Archivio dell'autore: michele fiore

Sociologia dell’approccio. L’abbordatore (tipologie) -parte II-

Tipologia 6
L’ABBORDATORE A RISCHIO 0, altrimenti detto “non ci avrai mica creduto”

È il più subdolo e sottovalutato degli abbordatori: pur non riconoscendosi mai esplicitamente in un ruolo, la sua è una manovra costante ed onnicomprensiva.
Riconoscibile dal sorriso disimpegnato e dalla rassicurante camicia button down color pastello, non disdegna argomentazioni e richieste esplicite.
Nel caso di un secco rifiuto alla sue avances risponderà col classico “ma non ci avrai mica creduto”, anche nelle variabili “scherzavo, lo sai/ ma cosa… io e te?/ davvero hai pensato facessi sul serio?”.
Nel caso invece, più rado, di una risposta accondiscendente continuerà nelle celate intenzioni.

Tipologia 7
L’ABBORDATORE AMICALE

Spesso parente stretto della tipologia di cui al numero 6, ha trascorso adolescenza e gioventù senza particolari successi e, dopo aver costatato la scarsa rilevanza del suo ascendente al cospetto dell’universo femminile, ha provato, a maturità sopraggiunta, l’assalto a colei scientificamente identificata come la più brutta di ciascuna delle rispettive microrealtà sociali frequentate per ragioni di studio, lavoro, svago, depravazione.
Incassata l’ennesima pinella di picche anche dalle rappresentanti di questo nuovo target, la cui personale rivincita non poteva che avere sublimazione nel finalmente possibile rifiuto, è costretto a mutare ulteriormente le mire.
Il mostro creato da questa sfortunata quanto stereotipata successione di eventi, è l’amico di tutte: ascolta paziente di squisita ricettività, parla prodigo di consigli d’altruistica vocazione, partecipa persino alle narrazioni delle loro vicissitudini amorose, sbirciando distrattamente nelle scollature delle disperate.
Dà il meglio di sé nelle foto di gruppo, in cui azionerà gli arti tentacolari avvinghiandosi all’ignara(?). In realtà, a ben guardare, sono quasi sempre presenti e ben visibili dei rivoli di salivachescendeva e gli occhi rossi non sono mai dovuti all’aggressività del flash, ma alla volontà famelica di testare/tastare l’amica più prossima. Ma anche l’amicadell’amica, ma anche l’amicadell’amica dell’amica, e via ampliando la cerchia delle possibilità verso +∞ (vedi tipologia 1).

Tipologia 8
L’ABBORDATORE GESTUALE

L’abbordatore gestuale è un sapiente mimo. Basa la sua tattica di conquista sul linguaggio del corpo.
Sguardo con occhio a fessura, labbra artificiosamente prominenti, mani che scivolano lungo i capelli appena sopra la fronte corrugata d’intensità.
Veste casual. Si muove col silenziatore. Che in realtà è solo un modo consapevole di non spararle troppo grosse, visto che, se dietro al silenzio spesso si ipotizzano abissi di sensibilità ed inclinazione alla filantropia, la prossimità al sordomutismo nasconde più volte soltanto un cumulo di intenzioni maldestre cosparso di smorfie… cioè, insomma, anche un coglione può essere silenzioso.
E allora sappiatelo, care psicologhe occasionali, che, mentre scrutando nel suo sguardo lumacato d’ignoranza, ricambiando furtive e stringendo tra gli incisivi la prima falange dell’indice pronte a suggere l’ultima del medio, vi state chiedendo voluttuose “ma cosa starà pensando?”, la risposta è: “niente”.

Tipologia 9

IL SIMPATICONE
È un tipo brutto, che già per esigenze genetiche, quand’anche non geometriche, ha investito tutto sulla simpatia.
Maglione a rombi, come se già non avesse la faccia quale omaggio al cubismo, il simpaticone è presenza immancabile, ed immarcescibile, in tutti i posti, in tutti i luoghi, in tutti i laghi (omaggio alla canzone d’autore).
Lui ha sempre l’ultima barzelletta a portata di corde vocali. Ma anche la prima. E tutte quelle nel mezzo. Che enarrerà con dovizia, con humor svizzero e pazienza inglese, per sempre, fino allo sfinimento. E scambierà quella semiparesi che si è affacciata sul vostro viso di ascoltatrici sopraffatte, con un mezzo sorriso di partecipazione che implora di continuare. E lui lo farà, sin quando deciderete di usare l’open bar per immaginarvelo alto e prestante, sparandogli un bacio in bocca appena il livello alcolemico abbia abbassato i vostri standard d’esigenza (che non è che nemmeno chissà da dove si partisse…), al solo scopo di tappargli la bocca. Gentilezza che il simpaticone vi ricambierà, con organi ben meno nobili, tanto ormai i vostri globuli rossi sono solo residui che vagano nel martini.

Tipologia 10
L’ERUDITO

Spesso si nasconde, all’ombra della fattispecie sottotitolata, un ex bello o presunto tale (ed ora non scivoliate nel facile quanto banale -ecco, ci sta anche lui-, perché io sono ancora bello… un po’), che giocoforza vede la necessità di correggere in corsa le sue carte vincenti, usurate dalle troppe mani giocate.
Libro in mano e gazzetta dello sport ben nascosta tra prefazione e capitolo uno, frequenta tutti i circoli letterari e le biblioteche possibili con sbadataggine naif ma radar infallibile omologato dal pentagono (no, vabbé… quello qualche volta fallisce).
Si aggira circospetto tra una seduta e l’altra, levando gli occhi come dal cannocchiale panoramico di un sottomarino. Punta. E spera.
Una volta decisa senza ritrosia la regione da invadere, le si avvicina e le spara il pippone mandato a memoria inserendo l’unico latinismo conosciuto (Ubi maior…) alternato all’unico francesismo custodito nel proprio bagaglio culturale (Brigitte Bardot).
Se lei accenna a ricambiare con qualsivoglia interazione del tipo “interessante…”, o “però…”, o “m…”, o “…”, la circuisce affondando il colpo col nome dell’ultimo scrittore incrociato su google, completando poi edotte chiose sugli scritti di Rachmaninoff e la musica di Sandor Marai. Beh… che volete… ogni tanto l’abbordatore erudito tende a far confusione, ma tanto ci sono talmente tanti coglioni ambosessi che ben pochi se ne accorgeranno.


Sociologia dell’approccio. L’abbordatore (tipologie) -parte I-

Tipologia 1
L’ABBORDATORE A STRASCICO

Mutua il proprio nome da una pratica diffusa nei nostri mari più pescosi.
Abbordaggio di matrice scientifico-metodologica. Si basa sulla rigorosa ed ossequiosa applicazione della legge dei grandi numeri, vale a dire: dei cento tentativi giornalieri, che nei periodi di maggior fulgore agonistico possono anche raddoppiare (in particolari periodi dell’anno l’abbordatore a strascico diventa abbordatore seriale), almeno uno sortirà l’effetto voluto.
Più compulsivo di Berlusconi e più monotematico di Travaglio, l’abbordatore a strascico distrugge la flora e deflora la fauna.
Non è necessariamente bello. Non è necessariamente ricco. Non è necessariamente intelligente (anzi, il neurone disturba). Ma ha dalla sua una caratteristica fondamentale e troppo spesso sottovalutata, in questo come in altri ambiti dell’umana esistenza: la costanza.
La ragione dell’insospettabile successo presso il gentil sesso della tecnica in commento sta nell’inabilità del mammifero femmina al rifiuto e nell’inattitudine alla sua sopportazione: è evidentemente preferibile un approccio accessibile, diffuso e riconoscibile, piuttosto che alzare l’aspettativa col rischio, raro ma esistente, d’essere respinte.
La petulanza premia, perché rassicura.

Tipologia 2
L’ABBORDATORE DA SOCIAL NETWORK

Rappresenta l’ideale sbocco tecnologico della tipologia di cui al numero 1.
Prodotto della crescente alfabetizzazione informatica, altro non è, il soggetto detentore di tale riconosciuta e riconoscibile modalità, che specie del genere radicato “adulatore”.
Usando con indicativa abilità manuale ogni tastierino alfanumerico che passi sotto i suoi polpastrelli, appone con puntiglio degno di un glossatore il proprio etereo placet sotto ogni fotografia di bipede (ma non disdegna le quattro zampe) di sesso femminile, o presunto tale, cui accompagna immancabile commento secondo il collaudato metodo del copia/incolla.
I più esperti tra gli abbordatori da social network sono altrimenti detti boarder hacker, o loacker, se i commenti in uso sono troppo dolci (la potrò dire anch’io una cosa di bassa lega, ogni tanto!).
Loro lo sanno: nulla, né l’idea, né la bellezza, è così immanente come l’adulazione.
L’adulazione mantiene inalterato il proprio potere d’acquisto anche in costanza delle crisi peggiori.
L’umanità, secondo una definizione di un noto sociologo contemporaneo, è spesso un flusso di esseri semoventi (aò, no ner senso numerico) che si sposta verso nuovi siti geografici alla ricerca di approvazione; e l’umanità è una cosa composta al 49% da donne, tra l’altro…
Provate a trovarla una donna che s’infastidisca davvero ad un complimento, anche molto meno soft di quelli, delicati, che già sembrano arrossirle (lusinghe del loro rossore che usiamo intendere come ingenua timidezza, quando trattasi invece del modo più efficace di indebolirci facendoci sentire più forti, camaleontiche doti sviluppate in natura al fine ultimo della sopravvivenza della specie).
E non saremo mica così stupidi, noi uomini, (o forse sì?!?) da pensare che più dirette allusioni colgano impreparate tutte quelle pie donne riluttanti a volgari mostre del sé salvo sporadiche foto nei bagni (ma anche in salotto, in sala da pranzo, camera da letto, aula universitaria, piazza e vie del centro, cinema, bar, locali notturni, catechismo). Senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche (art.3 Cost). Ed età… del resto, come conferma un notorio detto nostrano (che rimarrà insoluto ai lettori d’oltrepò) rivisitato in chiave internettiana “E-mule prima li mamme”.

Tipologia 3
L’ABBORDATORE DA DISCOTECA

Lungi dal descrivere, secondo mero criterio logistico, il soggetto in questione, l’abbordatore “da discoteca” esprime un modo d’essere che trascende i confini dei locali da consolle.
È un bulimico dei privè, si ciba solo di aperitivi, apericene, aperipranzi, aperipizza, utilizzando tutti gli omaggi a sua disposizione salvo distruggere tutto il ricavato del suo part-time al call center al bancone e/o tavolo con cestello da champagne Veuve Clicquot Ponsardin (in realtà la bottiglia dentro è prosecco frizzante Maschio), flute bipezzo gambo+calice ikea e scintillanti giochi pirici per il top del divertimento. Pedissequamente, ripete il rito ogni lunedì (club post uichend), ogni martedì (latino americano), ogni mercoledì (mercoledì universitario, anche se è più vicino alla quarantina che ai trenta e ha preso in prestito il libretto della nipote), ogni giovedì (l’aperitivo predisco), ogni venerdì (discomusic ’70 ’80 ’90 italianstail), ogni sabato (disco ausmusic), ogni domenica (Sandeispescial solo per numeri uni).
Si mimetizza nella notte perché è sempre in total black: abito 4 bottoni laminato d&g, con tracce dorate su camicia aderente extra slim in puro acrilico le cui fragranze non farete fatica a sentire mescolarsi con l’eau de toilette sichei, pantalone con risvolto stile “acqua in piazza san Marco”, mocassino lucido aggressive a gondola.
Riconoscibilissima la posa di partenza: schiena appoggiata alla parete più vicina al bancone del bar e gamba piegata con la suola della scarpa sinistra perfettamente aderente alla parete stessa.
Immancabile cocktail in plastica nella mano destra, non è raro vederli adoperarsi in virtuosismi circensi partendo da giochi di lingua su cannuccia nera e finendo simil-dentice con il mezzo limone prima immerso nel gin e poi perfettamente incastrato tra labbro superiore e labbro inferiore.
Hanno dalla loro i decibel che coprono, accorti e tempestivi, le loro argomentazioni da orecchio.
Dopo aver puntato la ragazza più sinuosa del locale, in realtà una ultratrentacinquenne già mamma di tre gemelli che frequentano l’istituto albeghiero che si dimena millantando doti da ragazzina dopo aver preventivamente ingerito tubetti di toradol in preserata, lui chiederà l’ennesimo gin lemon, lei il solito: negroni.

Tipologia 3 bis
L’ABBORDATORE DA LIDOCLUB

In linea di continuità estiva con la tipologia di cui al punto 3.
Il sopramenzionato, smessi i panni da disco club e chiuso il privè, spalma quintali di olio di girasole sulle enormi masse muscolari coltivate al chiuso delle palestre; sì, quelli che non riescono a battere le mani, figuriamoci a profondere un abbraccio che abbia i crismi della delicata costrizione senza che sia sequestro di persona.
L’abbordatore da lido club ha uno o più tatuaggi, è portatore sano di slip bianco (la famosa anemia bassoventrale) nonché di stipsi nervosa. Nulla a che vedere con la dignitosa sindrome del colon irritabile trattandosi qui, invece, di pensieri stitici, ragion per cui l’elaborazione concettuale e le abilità cognitive di base sono spesso, almeno parzialmente, compromesse.
Per un’ideale continuità trai profili 3 e 3 bis, è identificativa la sciarpa finto-seta che già ne avvolgeva la mascella volitiva nelle serate invernali e che l’omone glabro porterà seco anche in spiaggia azzardando riuscitissimi pendant cromatici con lo slip di cui sopra.
Preda ideale del profilo-tipo 3 bis è la famigerata “donna da spiaggia con tacco trivellante”, vale a dire colei che si lusserà sistematicamente le caviglie (ma in letteratura si conoscono anche fratture scomposte di perone e/o tibia e/o femore) sfidando la fisica pur di portare elegantissime zeppe da trampolieri del circo Orfei (che Moira era più sobria) o altre calzature rigorosamente tacco dodici-quattordici trai beffardi granelli di sabbia che le variopinte signore immaginano della consistenza di un gres porcellanato mentre cercano di allineare numero due-passi-due lungo le stesse rette parallele. Salvo incidenti.

Tipologia 4
L’ARTISTA

Spesso è solo un soggetto appartenente alla tipologia di cui ai punti 1, 2, 3 o 3bis che, raggiunta una soglia d’età ragguardevole, deve reinventarsi in nuovi panni perché ormai scoperto dai più.
E allora l’uso di ogni cosa che possa astrattamente configurarsi come arte e l’abuso di imbarazzanti autoreferenze artistiche… solo nel preponderante, quand’anche non esclusivo, obiettivo di accattivarsi la sensibilità d’animo della cultrice di passaggio, che di certo non saprà mostrarsi distratta innanzi a cotanta profondità.
Nel dettaglio, i pittori prediligono l’astrattismo perché è leggermente più difficile notare incapacità rispetto al figurativo.
I fotografi incensano di complimenti le modelle d’occasione che, spesso più brutte dell’IMU (versione aggiornata di “più brutte del debito”), si prestano a qualsivoglia servizio fotografico da distribuire timidamente su feisbuc, flickr, twitter, youtube, avendo completa fiducia nella professionalità del guardone.
E poi scultori, musicisti, scrittori… rigorosamente estranei ad ogni primordiale percorso formativo.
Se alcuno, nemmeno a queste condizioni, riesce ad emergere, si proverà l’ibrido della performance o installazione: il soggetto in questione è artisticamente eclettico, dice, ma solo polivalente, in realtà. Nel senso che sa fare male tutto allo stesso modo. E lo mischia.

Tipologia 5
IL POLITICANTE

E’ tipologia molto in voga nonché unico, autentico strumento di democrazia diretta (non crediate agli altri propinatici dal fantasioso disegno costituzionale dei padri fondatori).
L’abbordatore politicante ama indossare polacchine, ma ha un passato attivo anche con rumene e slave, agevolato nei tempi dall’uso della banconota da 20 euro (c’è crisi…), montgomery o parka verdone, e non si stacca mai dalla sua tessera di partito, gelosamente custodita tra la tessera arci e la carta di credito visa platinum del papà. In realtà la tessera partitica è solo un lasciapassare, uno strumento per farsi riconoscere dai sui simili di sesso opposto, supposta garanzia di somiglianza e complicità.
L’habitat ideale del bipede in questione è la cena sociale.
Tendenzialmente cambia schieramento più velocemente della fornicazione di una coppia di conigli ed ha solo l’ingeneroso compito di dover subentrare in qualsiasi dibattito da “operai vs capitalisti”, o di scottante attualità quale “falce&martello vs fasci”, per raggranellare punteggio fantacalcistico tra le femmine dello stesso ambito elettorale. Qualsiasi voto, insomma, purché non sia quello di castità. Benché ovviamente non si possa fare di tutta l’erba un fascio. E neppure di tutta l’erba una falce e martello (la par condicio anzitutto).

(continua…)


Art. 99 comma I

Palpiti daltonici.
Pensieri asfittici.
Fremiti senza meriti.
Latrati afoni nei finestrini appannati.
Faune conniventi,
vertigini di cieli toccati,
rabbia e istinti,
e fughe,
e ritorni,
e morsi e grida e porte sbattute.
Ogni volta per l’ultima volta,
fino all’ultima volta.

Nota: Questi versi non sono dedicati a chi li ha ispirati


D’esistere

Sono superficie.
Penso all’ignavia che spreca gl’istanti
senza aver dato parto che sia bellezza.
Penso alla sola omissione peggiore:
non averla fermata.
Sopra un foglio di carta,
nei pixel di una macchina fotografica,
trai tasti di un pianoforte,
sulla pellicola di un film,
sui colori di una tela.
Non incisa indelebile
su cuore destinato al macero,
né sulle retine che cenere saranno
sotto palpebre di cenere.   
Voglio rimanere
parola,
faccia,
nota,
scena,
chiaroscuro.
Vivo cercando il modo di sopravvivermi.
Sbraccio confusamente perché non m’affoghi,
trascinandomi al profondo,
l’idea disumana della transitorietà.
Resto superficie.

 


Lettera d’amore

Avrei voluto scriverti da un pezzo.
E dirti mille cose.
Cioè… meno di mille.
Ma più d’un paio.
Una dozzina, circa.
Dirti che non sei la grammatica dei miei sentimenti.
Ma neppure un errore del mio quore.
Sei meno emozionante di un concerto dal vivo di Paoli Gino.
Molto più dei Pooh, però.
Forse come Cristicchi, ma al politeama, ché certi cantautori alle sagre di paese è peccato.
Sei meno dolce del Carte D’Or al tartufo.
Ma più di innumerevoli altri gusti tra cui il pistacchio, e la stracciatella anche.
Non sei il pianoforte di Duke Ellington né le note di Louis Armstrong (dirti “tromba” mi è sembrato inelegante).
Ma non mi fai schifo come il rumore dei bonghi alle feste dell’Unità.
Il di te pensier non conduce i miei passi sui passi lunari di Neil Armstrong.
Ma mi fa sentire meglio dell’unico dell’equipaggio dell’Apollo 11 rimasto a bordo.
Mi sei meno agognata dell’Alpe D’Huez dopo una scalata al Tour di Lance Armstrong (che se non vi piacciono i versi almeno non farete più confusione sui nomi).
Più d’un’avaria d’auto nella nebbia della pianura Padana.
Per te non nutro l’affetto che nutro verso mia madre, mio padre, fratelli, nonni, anche defunti, qualche cugino.
Ma la tua posizione si fa preferire a molti parenti dal terzo grado in su.
E se vuoi interrogali.
Non le hai le curve d’una Ferrari Gt 360 Modena.
Ma sei più sinuosa di una Fiat Duna.
Di non poco.
Vero è che non scorgo in te le profondità di “Train de vie”.
Ma amo star con te decisamente più che guardare “Titanic”.
-E’ affondato-, mi dirai.
Ma io, per profondità, intendevo altro.
Fa nulla: so bene che sei meno intelligente di Margherita Hack,
ed anche meno carina della fidanzata di Totti, o moglie… non so.
Ma il contrario sarebbe peggio, in fondo.
Non mi vesti come un doppiopetto Ermenegildo Zegna.
Ma mi stai meglio di un due bottoni in laminato lucido Dolce e Gabbana.
Non sei il risveglio del 25 Dicembre in età bambina aspettando suoni di campanelli e renne.
Ma sei meglio della befana. Assai.
Nemmeno il mare di cristallo del più lontano degli atolli sei.
Ma Sant’Isidoro a Ferragosto neppure, no.
Facciamo, per darti un’idea, Torre Uluzzu in un giorno di scirocco moderato.
A letto non sei spumeggiante come il Barça di Guardiola.
Ma nemmeno catenacciara come il Trap, a dirla tutta.
E tra l’altro tendenzialmente non sputi per terra come il peggior stopper della peggior matricola della 3a categoria girone C, che sarebbe poi quello di bbasciu’llucapu.
Se è troppa ti preferisco il Valium.
Ma quando l’ansia è gestibile sei meglio di Valeriana.
Anche in compresse.
Salvo controindicazioni.
Neppure il fascino di Nora Mogalle hai. No, non il suo.
Ma molto, molto di più di quello di Plinio “Mariangela” Fernando.
E non solo perché eviti di gridare “Lasciami moooostrhooooo!!!” quando si fa all’amore.
Non sei, per me, un mattino di Maggio, o un tramonto settembrino.
Ma neanche il 3 Novembre alle 18, grazie al Cielo plumbeo (plumbeo non c’entra ma plumbeo non lo scrivevo da troppo tempo).
Mi ecciti quasi come una scommessa Snai.
Anche se, scommetto, non ci crederai.
Sarebbe meglio un Poker di Donne,
Ma ti preferisco a molte Coppie.
E non sto bluffando.
Non sei il mio primo pensiero al mattino.
Ma già dopo pranzo bussi alla mia mente.
E comunque considera che mi alzo molto tardi.
Forse non ti rincorrerei fin in capo al mondo.
Ma t’assicuro che se ho la macchina e trovo le benzine aperte ti raggiungo dopo.
Sennò ci sentiamo.
Insomma… io e te tre metri sopra il cielo no, vabbè…
Ma frequentiamo più terrazzi che cantine.
Escluso quando abbiamo bisogno di bere.
Non ti chiedo di restare con me per sempre.
Ma, giacché, aspetta.
(O almeno trattieniti a cena, ché per te non ho comprato Moet & Chandon, ma c’ho due acque brillanti. Schweppes).

Questa non è la più bella lettera d’amore mai scritta.
Ma è meglio sempre andarci coi piedi di piombo.


L’uomo dalla vista balbuziente

C’era un uomo assai bislacco
che lontano dalla gente
si portava sempre appresso
un cappotto ed un difetto
che quel medico ostinato
volle definir balbuzie
Era un bravo ballerino
nonché abile cantante
ma in virtù del suo problema
lui poteva sol cantare
ba-ba-baciami piccina
sulla bo-bo-bocca piccolina

Un bel giorno lo incontrai
Era sotto il suo cappello
a me par di ricordare
camminando ‘sì distratto
che non lo potei fermar
Ma mentr’ei s’allontanava
come ladro di momenti
gli scattai rapida foto

Qual stupore in digitale
mi lasciò sgranati gl’occhi…
tutt’intorno a quel figuro
non v’era nulla di intero:
solo curve e linee rotte
vetri infranti e sole a spicchi

come quadri futuristi.

Forse vinta al mio tremore
mi s’avvicinò una donna
che mostrando di sapere
di quell’uomo così strano
piano fece alle mie orecchie
disvelandone l’arcano:
-Si sentiva molto solo
perché non era compreso
Non potendo sistemare
quell’ingorgo di parole
fece a pezzi il suo orizzonte
per poterlo raccontare.


Assenze

Sei stata vita che a vita invita

Ora ti confondi nel volo degli angeli
Candore trai cumuli di nembi che t’abbracciarono
quando troppo leggera sfuggisti alla gravità carnale
Scia di cometa nelle notti d’inverni senza luci

Nell’eco amaro dei miei ricordi più dolci
Suono celeste del paradiso che t’accolse
quando nuova bellezza mai contemplata contemplò
Sibilo del vento fresco di mattine di brina

Proteggermi dalla tua assenza

Per sempre i rintocchi degli attimi in te vissuti indicheranno i miei passi terreni
Nell’attesa che la fine dei tempi mi riconsegnerà al tuo bacio etereo

Come sarebbe a dire non sei morta ancora?
No no, prima mueri. Ci tengo


Elogio del silenzio


Lasciò lì solo il suo silenzio.
Silenzio…
Silenzio…
Il silenzio.
L’unica cosa che non puoi smettere d’ascoltare.
Il silenzio.
Il solo posto da cui non si può andar via.
Il silenzio.
Voce che ogni assenza ti ripeterà.
Il Silenzio.
Fu rumore.
Fu musica.
Eredità dei tuoi momenti più puri.
Il silenzio sei tu,
e la sua eco intollerabile è il tuo libero arbitrio.
Null’altro che il duro confronto di ciò che in te è il bene e il male.
La responsabilità di scegliere.
Diritto senza codici. Codice senza diritti.

E sola anelata via di fuga alla gravità della scelta si cercherà in un urlo…
forte, ancora di più… di più… ancora…
per coprire ogni punto di ciò che è silenzio,
disumana libertà,
insostenibile eccedenza dei possibili.
Inspirare forte perché vento si scateni all’interno del tuo esistere per spazzare via ogni cosa,
e poi metter fuori il fiato vestito di parole,
sputarlo via per sconfiggere quel silenzio maledetto.
Urlare in faccia alla libertà il dolore di non saperla accettare.

Sarà un bacio a chiudere la bocca di ciascuno di noi,
a strozzare quel grido in respiro docile.
Un bacio morbido, perfetto, il più bello delle nostre vite:
l’attimo in cui, costretti al silenzio da labbra ermetiche,
per un solo secondo,
tremanti,
non avremo paura del buio della libertà.

Portato in scena da Francesco Zecca ne “Il Grande Inquisitore” da “I Fratelli Karamazov” di Dostoevskij.
Alle mie parole piace stare in buona compagnia.


Laggente

Il più grande segno d’intelligenza è l’adattamento.
Per adattarsi a questo sistema sociale si richiede mediocrità.
Ciao, Darwin.
Questo stato dinamico-vegetativo ha prodotto laggente.
Laggente. Essere mitologico con un solo corpo e molte teste. Intese come involucro.
Laggente si aggirano a frotte, in banchi, con passo felpato, ammorbando ogni zona nella propria disponibilità spazio-temporale.
Laggente sono sedentari senza sapere cosa voglia dire.
L’habitat ideale sono i social network maggiormente diffusi, che frequentano fino a notte inoltrata. Non sapendo convivere con una degna ed indiscreta insonnia, preferiscono sbandierare la soglia della quiete con l’immancabile “buonanotte mondo”.
P.S.: ma poi, vi hanno risposto tutti?
Laggente non hanno i sensi particolarmente sviluppati, ma vivono solo se percepiti.
Laggente sono onnivori, ma si nutrono peculiarmente di fidbec della rete.

Riporto di seguito il vademecum del successo da social, frutto di studi di settore in cui si sono cimentati i più grandi esperti in materia:
*Se c’hai una mula o un montone nuovo, o un nuovo amore eterno appena dopo lo scorso amore eterno di due giorni fa, inserire le 136 foto su feisbuc.
Successo probabile. Coefficiente di difficoltà 5.
“mi piace, bellissimi, che bello, siete meravigliosi, felicità”.
 Se poi c’hai un bambino a portata di mano, sequestralo, trattienilo anche se vuole fuggire e non dimenticare  comunque l’espressione da mignottone, che tanto il bambino mica se ne accorge, così impegnato a divincolarsi dall’abbraccio della fotocamera integrata. Procedi con l’autoscatto forzato e posta le 379 foto.
Successo molto probabile. Coefficiente di difficoltà 7.5.
“come siete belli, meravigliosi, cuccioli”.
Se non hai un bambino nella tua materiale disposizione, vale anche coi cani, specie a pelo corto, anche ai limiti della zoofilia.
Se proprio non hai nulla di tutto ciò metti una citazione di neruda/calvino/kant/banfi/coelho con in ordine sparso “cielo, amore, lacrime, chi non ti insegue non ti merita, rido ma muoio dentro” e fatti una foto triste e mezza nuda, a conferma.
Successo garantito. Coefficiente di difficoltà 2.
“sei dolcissima, non ti curar di loro, ktm”.

Per aumentare l’autostima non è raro che laggente si clicchino mipiace da soli. E mi sono sempre chiesto come facciano a non diventare ciechi.
Nelle interazioni con laggente mi sono accadute cose, che ho accompagnato a completamento dello studio di settore sopra illustrato:
**Laggente aperta che non ero d’accordo con loro mi hanno tolto l’amicizia. 
     Laggente fedele che si è fidanzata mi hanno tolto l’amicizia.
     Laggente sincera che non è più fidanzata coi miei amici mi hanno tolto l’amicizia. 
     Laggente timida che dopo che scrivevano cose di notte e non la invitavo a casa mia alla stessa ora mi hanno tolto l’amicizia.
     (Laggente sono scemi, qui).

Ma non è solo questo, il problema. Perché laggente sono semoventi ed hanno vita, seppur in misura ridotta, anche aldilà dello schermo.
E questo è ben peggio.
Laggente si muovono fuori solo se c’è una bella situazzzione.
Laggente vanno ai ristoranti.
Laggente c’hanno i suv.
Laggente poi non c’hanno i soldi.
Laggente si credono esterofili perché c’hanno un amico di Foggia.
Laggente lavorano in nero sennò dicono che sono razzishti.
E poi laggente si lamentano.
Laggente vanno dall’estetista con le stesse aspettative dellaggente che vanno a sangiovannirotondo.
Laggente si iscrive agli albi professionali e si compra le figurine panini per cercarsi.
Laggente mò si bevono solo le cochecole con su scritte scritte di cose che (si credono) gli somiglino.
(A rigore, la thecocacola company, che poi sono laggente che fanno lecochecole, dovrebbero incrementare la produzione di cochecole con la scritta “idioti” e/o “basta davvero poco per prendervi per culo” e/o “continuate così belli miei obbbesi”).

Spesso, d’Estate, laggente si sposano con altraggente, invitando fino a 400 commensali (e comunque non meno di 250, riesumati tra parenti mai visti ed altraggente che non rivedranno).
Nella stagione degli amori laggente, è questo, si suppone, il problema principale delle recidive, procreano accazzo.
Laggente sono soliti prendere il caffè con rappresentanti di compagnie di fornitura gas e/o energia elettrica eni, enel, edison e/o telefonia tim, vodafone, wind, telecom, teledue, teletubbies cartellettamuniti onde illustrare disinteressatamente le loro vantaggiosissime condizioni contrattuali. E solitamente restano impelagati in accordi che potranno smuovere soltanto esercitando il diritto di recesso ad un numero verde inesistente.
Laggente non hanno tempo e sono per la semplificazione; per questo motivo comprano solo online.

Nello specifico, sommariamente:
tu ti fai una prepagata, di un circuito visa, per esempio… che se è una postepei paghi poco, e stai sereno… epperò per una maggior protezione delle transazioni è necessario collegarla alla piattaforma peipal, che così non immetti i tuoi dati che una sola volta perché tanto se li ricordano loro (state sempre più sereni)… ora devi solo andare a ricaricare la tua carta, tornare a casa, accendere il tuo pc, digitare la passuord d’accesso, collegarti al sito ed iscriverti al tuo ibbei personale, memorizzare la nuova passuord, confermare la passuord, scegliere comprasubitomoioffertonissima! cliccare sull’icona postepei, e poi ricliccare sul tuo circuito peipall. Così puoi finalmente aspettare che il corriere espresso con piccola sovratassa, o eventualmente posta prioritaria, o postino che suona due volte, ti porti entro numero variabile di 2-87 giorni lavorativi il pacco richiesto.
Tutto per una maglietta con stampa digitale di Sampei il pescatore. Valore commerciale 3 euri. 

Orbene, siccome buona parte dellaggente che incontro sarebbe utile, al più, come biomassa, mentre si ostinano a credersi oggetto di fermo biologico, sarebbe opportuno cercare di individuare alterative reazionarie.
Propongo random incitando al condom: preferire la pellicola all’autoscatto con videocamera integrata, tornare alla Sip come operatore unico, quand’anche non si abbia a disposizione un piccione provare con la posta anziché con la mail, evitare le prepagate, i testimoni di geova sotto le mentite spoglie di rappresentanti di telefonia, sostituire la bici al suv se lo spostamento è entro l’isolato, preferire birra con sopra scritto dreher invece che cocacola, l’italiano ai codici fiscali di rete e, soprattutto, tornare allo shopping live, in quei bei negozietti coi camerini ricoperti da moquette marrone.
“Antonio -sentii la signora dal camerino adiacente al povero marito ostaggio delle 300 libbre che ebbe in sposa- questo vestito MI FA difetto”
Che meraviglia la lingua italiana… Mi Fa: bastano un paio di note, ed è sempre colpa degli altri.
Laggente siamo strani.


Il poeta

Ti voglio bene. Disse.
Ma mai contò quanto potesse far male
la più bizzarra delle imposizioni.
Sopra un disco che gira Cinema Paradiso
poggia ogni giorno due lacrime
che non ha mai saputo raccontare.
Piange soltanto lì.
Su quei violini.
Beve se piove.
Parla solo ai rospi e ai bambini.
Fugge sui tetti ad abbracciasi alle nuvole.
Beve se piove.
E non ricorda ciò che scrive.
Cerca curve negli angoli.
Vive danzando sui mali del mondo.
E ripensa quello strano stato tra il suo stomaco e Bahia.